I MALTRATTAMENTI NON RICHIEDONO NECESSARIAMENTE LA SOGGEZIONE DELLA VITTIMA

27.05.2026
disclaimer: l'immagine è puramente illustrativa
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A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO

TAGS: ⚖️ #MaltrattamentiInFamiglia 🏠 #ViolenzaDomestica 🧠 #PressionePsicologica 🛡️ #TutelaDellaVittima 👩‍⚖️ #CassazionePenale

INDICE

1️⃣ INTRODUZIONE
2️⃣ LA SENTENZA

1️⃣ La vittima non deve essere "annullata" per essere tutelata
Nei maltrattamenti in famiglia non è necessario provare che la persona offesa sia totalmente sottomessa o incapace di reagire.

⚖️ 2️⃣ Conta la condotta abituale e vessatoria
Pedinamenti, minacce, insulti, scenate di gelosia, controllo e pressioni psicologiche possono integrare il reato se creano un clima stabile di paura, mortificazione e sofferenza.

🛡️ 3️⃣ La Cassazione rafforza la tutela della persona offesa
Con la sentenza n. 16467/2026, la Suprema Corte chiarisce che anche una vittima che discute, reagisce o cerca un confronto può subire maltrattamenti.

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1️ INTRODUZIONE

Nei procedimenti per maltrattamenti in famiglia ricorre spesso una eccezione difensiva: la persona offesa non sarebbe davvero vittima perché non appare totalmente sottomessa, perché reagisce, perché chiede un confronto, perché continua a discutere con l'imputato o perché non mostra un atteggiamento di completa soggezione.-

Con la sentenza n. 16467/2026, la Suprema Corte ribadisce un principio molto netto: il reato di maltrattamenti in famiglia non richiede necessariamente che la vittima versi in una condizione di soggezione assoluta o di sistematica sopraffazione.-

2️ LA SENTENZA

Il caso esaminato dalla Cassazione nasce da una vicenda familiare caratterizzata, secondo quanto ricostruito nei precedenti gradi di giudizio, da una pluralità di condotte poste in essere da un coniuge nei confronti dell'altro.-

In primo grado il Giudice dell'udienza preliminare aveva ritenuto integrato il reato di maltrattamenti in famiglia ex art. 572 c.p., valorizzando una serie di comportamenti protrattisi nel tempo: pedinamenti, scenate di gelosia, insulti, minacce anche di morte, strattonamenti, controllo domestico e condotte di pressione psicologica.-

La Corte d'Appello di Bari, invece, aveva ridimensionato il quadro accusatorio, riqualificando il fatto nel meno grave reato di minaccia aggravata, con condanna alla pena di 500 euro di multa, i quanto non sarebbero stati provati due elementi:
la abitualità della condotta e la soggezione della persona offesa.

Ed è proprio su questo passaggio che interviene la Cassazione, chiarendo che il reato, di cui all'art. 572 c.p., si configura quando vi siano più atti di natura vessatoria, anche non tutti autonomamente costituenti reato, idonei a provocare nella vittima sofferenze fisiche o morali, ma non è indispensabile che la persona offesa sia ridotta in una condizione di totale soggezione. Non occorre dimostrare che la vittima sia completamente dominata, annullata o incapace di iniziativa.

Ciò che rileva è la presenza di una condotta abituale che, letta nel suo insieme, sia diretta o comunque idonea a creare un clima di mortificazione, paura, controllo, umiliazione o compressione della libertà personale.

La sentenza è particolarmente significativa anche perché richiama la Convenzione di Istanbul, sottolineando che il diritto a vivere libero dalla violenza costituisce un diritto insuperabile dell'essere umano.-

Il principio che emerge è netto: i maltrattamenti in famiglia non richiedono necessariamente la "soggezione" della vittima; richiedono una condotta abituale, vessatoria e lesiva della dignità, della libertà e dell'autodeterminazione della persona offesa.-

Una precisazione importante, perché evita che la tutela penale venga negata proprio nei casi in cui la vittima, pur soffrendo, tenta ancora di reagire, difendersi o conservare uno spazio minimo di libertà.-

⚖️ RASSEGNA DEL PERISCOPIO

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA: NON SEMPRE LA REALTÀ È A SENSO UNICO

Una raccolta di articoli per leggere il tema dei maltrattamenti familiari senza slogan: conflittualità reciproca, violenza verbale, vittime uomini e donne, soggezione della persona offesa, figli minori, dipendenze, umiliazioni e responsabilità penale.

Non ogni lite è maltrattamento. Non ogni conflitto esclude il reato. E soprattutto: la vittima non ha genere e non deve apparire necessariamente sottomessa. Il diritto guarda ai fatti, alla continuità delle condotte, al contesto familiare e alla lesione della dignità personale.