CITAZIONI GIURISPRUDENZIALI SBALLATE NEGLI ATTI, CORTE APPELLO BARI DEFERISCE AVVOCATO

09.06.2026
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A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO

TAGS: ⚖️ #DeontologiaForense | 📚 #CitazioniGiurisprudenziali | 👨‍⚖️ #codicedeontologicoforense | 🤖 #IntelligenzaArtificialeEDiritto 

INDICE

1️INTRODUZIONE

2️ LA SENTENZA

3️ CONCLUSIONI

⚖️ 1️⃣ Citazioni giurisprudenziali errate negli atti
La Corte d'Appello di Bari, con la sentenza n. 785/2026, ha esaminato il caso di scritti conclusivi ex art. 352 c.p.c. contenenti richiami giurisprudenziali non corrispondenti al reale contenuto delle pronunce, non rinvenibili nelle banche dati o riferiti a materie estranee al giudizio.

🔎 2️⃣ Il problema resta anche senza prova dell'uso dell'IA
Secondo la Corte, anche a prescindere dal sospetto utilizzo di programmi di intelligenza artificiale, la presenza plurima di citazioni inesatte o non verificabili può assumere autonomo rilievo deontologico, perché supera la soglia della semplice svista o del refuso.

👨‍⚖️ 3️⃣ Lealtà, probità e verità negli atti difensivi
Per i giudici baresi, tali condotte possono violare i doveri di lealtà e probità processuale ex art. 88 c.p.c. e il dovere di verità dell'art. 50 del Codice deontologico forense, con conseguente trasmissione della sentenza al COA di Trani per le valutazioni di competenza.

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Nota di precisazione

Il presente articolo ha esclusivamente finalità informativa e divulgativa e si limita a dar conto del contenuto della sentenza n. 785/2026 della Corte di Appello di Bari, con particolare riferimento al disposto invio della decisione al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Trani per le valutazioni di competenza.

L’articolo non intende in alcun modo anticipare giudizi, formulare valutazioni personali sulla condotta professionale oggetto di rilievo, né interferire con le eventuali determinazioni degli organi competenti.

Ogni profilo di responsabilità resta rimesso alle sedi proprie, nel pieno rispetto del contraddittorio, del diritto di difesa e della presunzione di correttezza dell’operato professionale sino a diversa e definitiva valutazione.

Si evidenzia, altresì, che il Collega interessato, appartenente peraltro al medesimo Foro, avrà certamente modo, nelle sedi opportune, di fornire ogni chiarimento utile e di rappresentare le proprie ragioni in ordine alla condotta contestata.

Il Periscopio del Diritto

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1️ INTRODUZIONE

No, questa volta l'intelligenza artificiale non centra, o forse si, sta di fatto che la Corte d'Appello di Bari, con la sentenza n. 785/2026, ha affrontato un tema attuale, fortissimo: l'utilizzo, negli scritti difensivi, di riferimenti giurisprudenziali non corrispondenti al reale contenuto delle pronunce citate o di estremi completamente errati.-

Nel caso di specie, secondo la Corte, in più passaggi degli scritti conclusivi ex art. 352 c.p.c., sarebbero stati riportati precedenti giurisprudenziali impropri: sentenze il cui contenuto reale non coincideva con quello indicato tra virgolette, pronunce non rinvenibili nelle banche dati con quei numeri e date, oppure decisioni riferite a materie del tutto estranee al giudizio.

2️IL DEFERIMENTO

La Corte osserva anche che, a prescindere dal sospetto di utilizzo di programmi di intelligenza artificiale, la condotta assume autonomo rilievo deontologico.-

Per i giudici baresi, citare giurisprudenza inesatta, non pertinente o non verificabile in misura tale da escludere la semplice svista, può integrare la violazione dei doveri di lealtà e probità processuale ex art. 88 c.p.c., perché costringe giudice e controparti a un'attività inutile di controllo e verifica.-

Non solo.-

La Corte richiama anche il dovere di verità previsto dall'art. 50 del Codice deontologico forense e dispone l'invio della sentenza al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Trani per le valutazioni di competenza.

3️ CONCLUSIONI

La parte più significativa della decisione sta proprio qui: la Corte non fonda il proprio rilievo sulla certezza dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale.-

Il riferimento ai programmi di IA resta, infatti, sul piano del sospetto, demandato eventualmente alle sedi competenti.-

Ma ciò che conta, secondo la Corte d'Appello di Bari, è altro: la presenza plurima di citazioni giurisprudenziali inesatte, non corrispondenti al reale contenuto delle pronunce indicate, non rinvenibili nelle banche dati o addirittura estranee all'oggetto del giudizio.-

Una quantità tale di riferimenti impropri da rendere meno plausibile la semplice svista, l'errore materiale o il refuso.-

Ed è proprio questo dato oggettivo — indipendentemente dall'eventuale uso dell'intelligenza artificiale — a integrare, per la Corte, una autonoma violazione dei doveri di lealtà, probità e verità gravanti sull'avvocato.-

In altre parole: non serve dimostrare che l'atto sia stato scritto dall'IA.

Basta che l'atto contenga, in modo reiterato, citazioni giurisprudenziali errate o fuorvianti, perché venga in rilievo un problema processuale e deontologico.-

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