PRECEDENTI VERI, PRINCIPI FALSI, LA CASSAZIONE INCHIODA IL RICORSO ALLUCINATO DALLA IA

21.05.2026
disclaimer: l'immagine è puramente illustrativa
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A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO

TAGS: #IntelligenzaArtificiale ⚖️ #Cassazione 🤖 #AllucinazioniIA 📚 #DirittoDigitale 🚨 #RicorsoInammissibile ✍️ #Avvocati 💻 #LegalTech 🧠 #IAEDiritto 🔍 #FontiGiuridiche 🏛️ #SupremaCorte ⚖️ #IlPeriscopioDelDiritto

INDICE

1️INTRODUZIONE
2️
LA SENTENZA

1️⃣ L'IA può aiutare, ma può anche "allucinare" 🤖⚠️
Nel ricorso erano stati richiamati precedenti giurisprudenziali esistenti, ma utilizzati in modo scorretto: sezioni sbagliate, principi non realmente affermati e passaggi motivazionali non corrispondenti.

2️⃣ Una sentenza vera può diventare falsa se usata male 📚🚨
Il problema non è solo inventare una pronuncia inesistente: anche una decisione realmente esistente può essere richiamata in modo "allucinato" se le si attribuisce un contenuto che non ha mai espresso.

3️⃣ Chi firma l'atto deve controllare ✍️⚖️
La Cassazione ribadisce un principio netto: l'intelligenza artificiale non sostituisce la verifica professionale dell'avvocato. L'atto lo firma il difensore, e il difensore ne risponde. Risultato: ricorso inammissibile, spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.

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1️ INTRODUZIONE

Il caso nasce da un ricorso per Cassazione in materia penale. Al di là della vicenda sostanziale, ciò che rende interessante l'ordinanza è un passaggio molto preciso: nell'atto erano stati richiamati precedenti giurisprudenziali che, secondo la difesa, avrebbero dovuto sostenere le ragioni dell'impugnazione.-

Il problema?

Quei precedenti, pur esistenti riportavano dei passi motivazionali ed estremi diversi da quelli reali. Risultato? Ricorso dichiarato inammissibile.-

2️ LA SENTENZA

La Cassazione, con l'ordinanza n. 11431/2026, evidenzia come alcune sentenze indicate nel ricorso:

  • esistessero, senza affermare i principi loro attribuiti;
  • fossero state indicate come provenienti da una certa sezione, mentre risultavano pronunciate da altra sezione;
  • fossero state impiegate per costruire un ragionamento difensivo non fondato su precedenti realmente pertinenti.-

La Corte rileva che i richiami giurisprudenziali contenuti nell'atto risultavano frutto di "probabile allucinazione informatica" derivante dall'uso di applicativi di intelligenza artificiale generativa. In sostanza: non necessariamente sentenze inventate di sana pianta, ma sentenze usate male, attribuite a sezioni sbagliate o richiamate per principi che non avevano mai affermato. –


Ed è qui il punto centrale: l'errore non consiste solo nel citare una pronuncia inesistente. Anche una sentenza realmente esistente può diventare "allucinata" se viene utilizzata per sostenere un principio che da quella decisione non emerge.-

La Corte richiama, quindi, un principio di responsabilità professionale molto chiaro: l'uso dell'IA non esonera il difensore dal dovere di verifica. L'algoritmo può suggerire, riassumere, cercare, combinare dati. Ma l'atto processuale lo firma l'avvocato. E chi firma deve controllare.-

La conseguenza pratica è pesante: ricorso dichiarato inammissibile, condanna alle spese processuali e al pagamento di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende, non potendosi escludere profili di colpa nella proposizione dell'impugnazione.-