RISCHIO DI TORTURE IN CINA, CORTE APPELLO DI BARI BLOCCA ESTRADIZIONE

A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO
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INDICE
1️⃣ IL FATTO
2️⃣ QUANDO L'ESTRADIZIONE DEVE ESSERE
NEGATA
3️⃣ LA DECISIONE DELLA CORTE D'APPELLO DI
BARI
4️⃣ CONCLUSIONI

1️⃣ IL FATTO – Un imprenditore cinese, fermato al porto di Bari, rischiava l'estradizione richiesta dalla Cina.
2️⃣ LA DECISIONE – La Corte d'Appello di Bari ha negato la consegna per il concreto rischio di torture o trattamenti inumani e degradanti.
3️⃣ IL PRINCIPIO – La cooperazione tra Stati non può mai prevalere sulla tutela dei diritti fondamentali e della dignità umana. ⚖️
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1️⃣ IL FATTO
Era arrivato al porto di Bari a bordo di un traghetto proveniente dalla Grecia.-
Ad attenderlo, però, c'era un mandato di arresto internazionale emesso su richiesta della Repubblica Popolare Cinese, perché coinvolto in presunti reati collegati alla gestione e al subaffitto di alcuni terreni.
La Cina ne ha aveva chiesto la consegna, attivando il procedimento di estradizione davanti alla Corte d'Appello di Bari, che però l'ha negata.-
Cerchiamo di capire i motivi-.
2️⃣ QUANDO L'ESTRADIZIONE DEVE ESSERE NEGATA
L'estradizione è il procedimento attraverso il quale uno Stato consegna a un altro Stato una persona accusata di aver commesso un reato oppure già condannata, affinché possa essere processata o scontare la pena nel Paese che la richiede. Non si tratta di un atto automatico: prima di autorizzare la consegna, l'autorità giudiziaria dello Stato richiesto verifica che siano rispettate tutte le condizioni previste dalla legge, dai trattati internazionali e dalle convenzioni sui diritti umani. Se esiste un rischio concreto che la persona possa essere sottoposta a tortura, a trattamenti inumani o degradanti, oppure che non possa beneficiare di un processo equo, l'estradizione deve essere negata.-
In altre parole, la cooperazione tra Stati non può mai prevalere sulla tutela dei diritti fondamentali della persona.
Nel nostro ordinamento, l'art. 698 del codice di procedura penale vieta l'estradizione quando vi sia motivo di ritenere che la persona richiesta possa essere sottoposta ad atti persecutori, discriminazioni, pene crudeli oppure a trattamenti inumani o degradanti.-
Il medesimo principio discende dall'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta in maniera assoluta la tortura.-
Lo Stato italiano non può trasferire una persona in un Paese nel quale vi sia la concreta possibilità che venga torturata, maltrattata o detenuta in condizioni incompatibili con la dignità umana.
3️⃣ LA DECISIONE DELLA CORTE D'APPELLO DI BARI
La Corte d'Appello di Bari ha respinto la richiesta di estradizione presentata dalla Repubblica Popolare Cinese.-
I giudici hanno ritenuto sussistente il rischio che l'imprenditore, una volta riportato in Cina, potesse essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti.-
La decisione richiama anche l'orientamento già espresso dalla Corte di Cassazione, che, con sentenza n. 21125 del 2023, aveva evidenziato come numerose fonti internazionali affidabili descrivano in Cina:
- sistematiche violazioni dei diritti umani;
- il ricorso tollerato a forme di tortura;
- l'impossibilità, per organizzazioni e istituzioni indipendenti, di verificare concretamente le condizioni delle persone detenute.
Secondo la Cassazione, proprio l'assenza di controlli indipendenti impedisce di considerare sufficienti eventuali rassicurazioni generiche provenienti dalle autorità dello Stato richiedente.-
La Corte ha quindi fermato l'estradizione.-
4️⃣ CONCLUSIONI
La decisione non equivale a dichiarare innocente l'imprenditore rispetto ai fatti contestati in Cina.-
Il procedimento di estradizione, infatti, non serve a stabilire definitivamente se la persona abbia commesso il reato, ma proteggere chi è accusato di un reato dal pericolo di essere torturato e di essere sottoposto a trattamenti contrari alla dignità umana.-

