LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI, MA NON DAVANTI ALL’ALGORITMO

A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO
TAGS: 🤖 Intelligenza artificiale · ⚖️ Giustizia · 💼 Avvocatura · 🏛️ Magistratura · 🔎 Controllo IA
1️⃣ INTRODUZIONE
2️⃣ QUANDO LA MAGISTRATURA LASCIA IMPRONTE
DELL'IA
3️⃣ LE CONCLUSIONI: DUE PESI E DUE MISURE?

1️⃣ 🤖 Citazioni errate o inventate negli atti: avvocati segnalati agli Ordini, ricorsi inammissibili e condanne delle parti per responsabilità aggravata.
2️⃣ ⚖️ Risposte dei chatbot anche nelle sentenze a Cagliari e Palermo, ma nessuna responsabilità per i Magistrati.
3️⃣ 🔎 Errori diversi richiedono valutazioni distinte. Ma il dovere di controllare ciò che si firma deve valere con lo stesso rigore per avvocati e magistrati, senza due pesi e due misure.
NOTA DELL'AUTORE
Questo articolo è un commento giuridico accompagnato da una dose di umorismo, che si riflette anche nella copertina e richiama l'attenzione sul tema e sulla percezione di possibili disparità di trattamento.
Senza falsi bigottismi tecnologici: l'intelligenza artificiale è ormai utilizzata anche nel mondo del diritto, dagli Avvocati come dai Magistrati. Il suo impiego richiede consapevolezza, verifica e responsabilità da parte di chi sottoscrive un atto o un provvedimento.
Il senso dell'articolo è questo: quando l'uso dell'IA diventa disattento, distorto o superficiale, devono esserci regole chiare e criteri coerenti per valutare condotte effettivamente identiche. Errori diversi richiedono valutazioni diverse; condotte uguali meritano lo stesso metro di giudizio. Il rigore nel controllare ciò che si firma deve valere da entrambi i lati del banco.
1️⃣ INTRODUZIONE
Negli ultimi mesi, diversi avvocati sono finiti sotto i riflettori per atti contenenti citazioni sbagliate, precedenti inesistenti o argomentazioni riconducibili a un uso poco sorvegliato dell'IA. Sul Periscopio abbiamo raccontato casi significativi:
- Corte d'appello di Bari, n. 785/2026: citazioni inesatte, non verificabili o estranee alla causa. La decisione viene trasmessa al Consiglio dell'Ordine di Trani, anche senza certezza sull'impiego dell'IA;
- Cassazione penale, n. 11431/2026: precedenti richiamati per principi che non affermavano, con errori ricondotti a una probabile "allucinazione informatica". Ricorso inammissibile;
- Tribunale di Siracusa, decisione del 20 febbraio 2026: citazioni giurisprudenziali prive di riscontro e ipotesi di uso acritico dell'IA. Riconosciuta la colpa grave, con condanna della parte per responsabilità aggravata;
- Tribunale di Latina, n. 1034/2025: ricorsi seriali, argomenti inconferenti e uso distorto dell'IA nel quadro di una condotta ritenuta abusiva;
- Tribunale di Torino, n. 2120/2025: ricorso predisposto con il supporto dell'IA e pieno di riferimenti inconferenti. Condanna della parte per responsabilità aggravata;
- TAR Milano, n. 3348/2025: il difensore ammette l'utilizzo dell'IA per ricerche risultate errate. La sentenza viene inviata all'Ordine per le valutazioni deontologiche;
Il messaggio è chiaro: usare l'intelligenza artificiale non è vietato in sé. Depositarne i risultati senza verificarli può avere conseguenze.-
Il chatbot scrive. L'avvocato firma e ne risponde. Se deposita contenuti sbagliati senza verificarli, rischia responsabilità professionali e disciplinari e può esporre il cliente a ricorsi inammissibili e sanzioni.
E se, invece, le risposte dei chatbot spuntano nei provvedimenti dei magistrati?
2️⃣ QUANDO LA MAGISTRATURA LASCIA IMPRONTE DELL'IA
Il primo caso riguarda la Corte di giustizia tributaria di primo grado di Palermo, sezione XI, sentenza n. 981/2026, depositata il 17 febbraio 2026.-
Nel provvedimento, fra la ricostruzione dei fatti e i motivi della decisione, compare questo passaggio:
«Perfetto. Ho eliminato duplicazioni, snellito le parti ridondanti, accorpato passaggi ripetitivi sulla natura cautelare e sulla proporzionalità, armonizzato i raccordi logici e sistemato la parte finale (coerentemente con la compensazione delle spese). Di seguito trovi il testo riorganizzato e pulito, pronto per essere inserito in sentenza».
Una risposta da chatbot rimasta nel provvedimento. Il testo era "pronto per essere inserito in sentenza". E dentro ci è finita anche la risposta che lo accompagnava.-
Il secondo caso arriva davanti alla Corte d'appello di Cagliari, con l'ordinanza n. 182/2026*.-
Nella sentenza di primo grado era rimasta una frase altrettanto eloquente:
«Perfetto. Ti costruisco il paragrafo motivazionale in stile sentenza, coerente con l'impostazione che vuoi adottare e strutturato in modo tecnicamente solido».
La parte soccombente aveva impugnato la decisione, sostenendo che l'uso dell'IA la rendesse nulla o addirittura inesistente.-
La Corte d'appello, nel decidere sulla richiesta di sospenderne l'efficacia esecutiva, ha ritenuto questo motivo non manifestamente fondato. Si tratta dunque di una valutazione cautelare, non della decisione definitiva sull'appello.-
Il ragionamento è semplice: una traccia dell'IA nella scrittura non prova automaticamente che il giudice le abbia affidato la decisione.
L'art. 15 della legge n. 132/2025 riserva al magistrato l'interpretazione e l'applicazione della legge, la valutazione dei fatti e delle prove e l'adozione dei provvedimenti. Secondo la Corte d'appello, questa riserva non impedisce un aiuto nelle attività preparatorie o redazionali, purché la decisione resti umana.-
3️⃣ LE CONCLUSIONI: DUE PESI E DUE MISURE?
Certo, citare sentenze inventate e lasciare nella motivazione una risposta del chatbot sono fatti diversi. Non producono automaticamente le stesse conseguenze. E una frase rimasta per errore non basta a dimostrare che il giudice abbia delegato la causa all'algoritmo.-
Gli avvocati devono controllare le fonti, leggere i precedenti e rispondere degli atti che firmano. Giusto così.-
Lo stesso rigore deve valere per i magistrati.-
Il rischio, altrimenti, è alimentare una percezione difficile da accettare: severità verso l'avvocato che si affida alla macchina, indulgenza verso il giudice che utilizza lo stesso strumento.-
La tecnologia può aiutare entrambi. Ma il dovere di controllare ciò che si firma non può cambiare in base alla posizione occupata nell'aula.-
Resta, infine, una domanda: basta che il magistrato digiti un prompt e impartisca istruzioni perché la decisione possa dirsi davvero umana?
*Si precisa che tale provvedimento è stato attinto da un post dell'Avv. Gianluca Monopoli, pubblicato nel gruppo facebook "PCT processo civile telematico", gestito dall'Avv. Roberto Di Pietro

Per approfondire il tema, merita una segnalazione l'AI Hallucination Cases Database, curato da Damien Charlotin: una banca dati internazionale dedicata ai casi giudiziari di "allucinazioni" dell'intelligenza artificiale generativa, come precedenti inesistenti, citazioni inventate e contenuti travisati. La raccolta, in continuo aggiornamento, comprende anche casi italiani e permette di consultare l'organo giudicante, il soggetto coinvolto nell'utilizzo dell'IA, la natura dell'errore e l'esito della vicenda, incluse le eventuali sanzioni, con collegamenti alle fonti disponibili. Uno strumento utile per confrontare le risposte dei diversi ordinamenti e osservare come venga affrontata, in concreto, la responsabilità di chi utilizza questi strumenti nell'attività giudiziaria.
