IL BIZZARRO CASO DEL MAGISTRATO CHE CONSERVAVA BOTTIGLIETTE DI URINA IN TRIBUNALE

04.07.2026
disclaimer: l'immagine è puramente illustrativa
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A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO

TAGS: ⚖️ #CassazioneIncredibile 🧴 #ProcessiEPipì 😂 #GiustiziaDaSitcom 👨‍⚖️ #SezioniUniteShock 🏛️ #DirittoVirale

INDICE

1️⃣ UNA STORIA CHE SEMBRA USCITA DA UNA SITCOM... MA È UNA SENTENZA DELLE SEZIONI UNITE

2️⃣ LA SENTENZA

3️ CONCLUSIONI

1️⃣ Una vicenda assurda, ma reale ⚖️
Un magistrato del Tribunale di Catania aveva conservato per mesi, negli armadi di un ufficio condiviso, numerose bottigliette contenenti urina, sostenendo di averlo fatto durante il periodo Covid per evitare i bagni comuni.

2️⃣ Il CSM: violati igiene, decoro e dignità dei colleghi 🏛️
Il Consiglio Superiore della Magistratura ha ritenuto la condotta incompatibile con le più elementari regole di igiene, civile convivenza e rispetto dell'ambiente di lavoro, soprattutto perché le bottigliette erano custodite in una stanza condivisa con altri magistrati e funzionari.

3️⃣ La Cassazione: sanzione confermata 👨‍⚖️
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno confermato la sanzione disciplinare di due mesi di perdita di anzianità, ritenendola proporzionata alla gravità del comportamento e ai doveri propri della funzione giudiziaria.


1️ UNA STORIA CHE SEMBRA USCITA DA UNA SITCOM... MA È UNA SENTENZA DELLE SEZIONI UNITE

Quando si pensa alla Corte di Cassazione vengono in mente grandi principi di diritto, contrasti giurisprudenziali, questioni costituzionali, discussioni di un certo livello giuridico…

Difficilmente, invece, viene in mente... un armadio pieno di bottigliette contenenti urina, per di più appartenenti ad un Magistrato…

No, non è uno scherzo, è esattamente ciò di cui si sono occupate le Sezioni Unite con la sentenza n. 21719/2026.-

In realtà, dietro l'aspetto quasi grottesco, si nasconde una decisione che affronta temi molto seri: il rispetto della dignità dei colleghi, la salubrità degli ambienti di lavoro e i doveri disciplinari del magistrato.-

2️ IL FATTO

Tutto ha inizio nel maggio 2022, quando una Magistrata del Tribunale di Catania, che condivideva l'ufficio con altro collega, durante un sopralluogo finalizzato a riorganizzare gli arredi si imbatteva in alcune bottigliette di plastica contenenti uno strano liquido giallastro…si, si trattava proprio di pipì…

Informato dell'accaduto, il Presidente del Tribunale effettuava personalmente un sopralluogo nella stanza, rinvenendo numerose altre bottigliette, contenenti lo stesso liquido, collocate disordinatamente in un secondo armadio, tra fascicoli processuali e libri; il Magistrato interessata confermava tutto e spiegava, infatti, di aver iniziato a utilizzarle durante il periodo della pandemia da Covid-19 per evitare di recarsi nei bagni del Palazzo di Giustizia e ridurre così il rischio di contagio. -

Secondo quanto emerso nel procedimento disciplinare, i contenitori accumulati nel tempo sarebbero stati addirittura una quarantina, conservati in una stanza condivisa non solo con un'altra Magistrata, ma anche con quattro funzionari dell'Ufficio per il Processo. -

3️ LA SENTENZA

Nel corso del procedimento disciplinare il magistrato ha cercato di spiegare le ragioni del proprio comportamento.-

In primo luogo ha richiamato il pessimo stato dei servizi igienici del Palazzo di Giustizia di Catania, una patologia oculare che lo costringeva ad assumere grandi quantità di liquidi e, soprattutto, il clima di forte paura vissuto durante la pandemia da Covid-19, che lo avrebbe indotto a evitare i bagni comuni per timore del contagio. -

Argomentazioni che, però, non hanno convinto né il Consiglio Superiore della Magistratura né, successivamente, le Sezioni Unite della Cassazione.-

Per i giudici disciplinari il problema non era soltanto l'aver urinato all'interno dell'ufficio, ma soprattutto l'aver conservato per lungo tempo quelle bottigliette negli armadi di una stanza condivisa con altri magistrati e funzionari, violando le più elementari regole di igiene, di civile convivenza e di rispetto della dignità delle persone che quotidianamente lavoravano in quegli ambienti. -

Il CSM ha inoltre evidenziato un ulteriore profilo particolarmente significativo: chi condivideva quella stanza avrebbe potuto entrare in qualsiasi momento mentre il Magistrato stava materialmente riempiendo le bottigliette. Inoltre, il semplice fatto di lavorare in un ambiente nel quale erano custoditi tali recipienti è stato ritenuto incompatibile con il diritto dei colleghi a un luogo di lavoro sano, pulito e rispettoso della dignità personale.-

Neppure il fatto che le bottigliette fossero ben chiuse è stato ritenuto decisivo: secondo la Corte, infatti, ciò che risultava inaccettabile era che la minzione avvenisse direttamente nella stanza d'ufficio e che quei contenitori venissero poi conservati per mesi anziché immediatamente smaltiti.-

Il risultato è stato la conferma definitiva della sanzione disciplinare: due mesi di perdita di anzianità, ritenuti proporzionati alla gravità della condotta dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione.-