AIA – Autorizzazione Integrata Ambientale
È il provvedimento che consente a determinate installazioni industriali di funzionare, stabilendo limiti, prescrizioni, controlli e misure necessarie per proteggere l’ambiente nel suo complesso.

A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO
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INDICE
1️⃣ DAL FUMO ALLE CARTE: COSA SUCCEDE DOPO L'INTERVENTO DELL'ARPA?
2️⃣ LA COMUNICAZIONE DEGLI ACCERTAMENTI ALL'AUTORITÀ COMPETENTE
3️⃣ COSA PREVEDE L'ART. 29-DECIES, COMMA 9, DEL CODICE DELL'AMBIENTE
4️⃣ DALLA DIFFIDA ALLA CHIUSURA DELL'AZIENDA
5️⃣ IL RUOLO DELL'AUTORITÀ COMPETENTE, DELL'ARPA E DEL SINDACO
6️⃣ LE CONSEGUENZE SULL'AIA
7️⃣ CONCLUSIONI

1️⃣ L'AIA non è uno scudo permanente: se l'ARPA accerta irregolarità e trasmette gli atti all'Autorità competente, può aprirsi un procedimento amministrativo con nuove prescrizioni e controlli più rigorosi.
2️⃣ Le conseguenze dipendono dalla gravità: si può passare dalla diffida alla sospensione dell'attività, fino alla revoca dell'autorizzazione e alla chiusura dell'impianto nei casi più gravi e reiterati. 🏭⚠️
3️⃣ Ogni istituzione deve intervenire: l'ARPA accerta, l'Autorità competente decide sull'AIA e sulle sanzioni da adottare e il Sindaco valuta le misure necessarie per tutelare la salute pubblica. 🔍⚖️🫁
Le parole essenziali per comprendere l’Autorizzazione Integrata Ambientale, i controlli sugli impianti e i poteri delle amministrazioni pubbliche.
È il provvedimento che consente a determinate installazioni industriali di funzionare, stabilendo limiti, prescrizioni, controlli e misure necessarie per proteggere l’ambiente nel suo complesso.
È l’organismo tecnico che svolge controlli, ispezioni, campionamenti e monitoraggi ambientali. Verifica il rispetto dell’AIA e comunica gli esiti degli accertamenti all’autorità competente. Non rilascia l’autorizzazione e non decide le conseguenti sanzioni amministrative, ma fornisce il necessario supporto tecnico.
È la pubblica amministrazione alla quale la legge attribuisce il potere di rilasciare, modificare, riesaminare, sospendere o revocare l’AIA. L’ente competente varia in base al tipo e alle dimensioni dell’impianto e alla disciplina statale o regionale applicabile.
È un’attività produttiva o industriale che, per la presenza o la produzione di vapori, gas, fumi, polveri, esalazioni, odori o altre sostanze, può risultare pericolosa o dannosa per la salute degli abitanti. È sottoposta alla disciplina degli articoli 216 e 217 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie e deve adottare tutte le cautele necessarie per evitare rischi e molestie. La classificazione come industria insalubre non significa automaticamente che l’attività sia illecita, ma comporta controlli e obblighi più rigorosi.
È il nome con cui viene comunemente indicato il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, che raccoglie le principali norme italiane in materia di tutela ambientale: valutazioni ambientali, AIA, acque, rifiuti, emissioni, bonifiche e responsabilità ambientale.
È la persona fisica o giuridica che detiene o gestisce l’installazione, in tutto o in parte, oppure che esercita un potere economico determinante sul suo funzionamento tecnico. È il soggetto tenuto a rispettare tutte le prescrizioni dell’AIA.
È il procedimento con cui l’autorità competente rivaluta un’AIA già rilasciata. Può confermarla, aggiornarla o renderla più rigorosa, modificando limiti, prescrizioni, sistemi di controllo e condizioni di esercizio alla luce di nuovi dati, nuove norme, migliori tecniche disponibili o criticità emerse durante i controlli.
È la rivalutazione complessiva dell’autorizzazione necessaria per consentire la prosecuzione dell’attività alle condizioni aggiornate. Nell’attuale disciplina, il rinnovo si realizza normalmente attraverso un riesame con valenza di rinnovo, riferito all’installazione nel suo complesso.
È il R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, tuttora applicabile in diverse sue parti. Contiene anche la disciplina delle lavorazioni e delle industrie insalubri, con particolare riferimento agli articoli 216 e 217 e ai poteri di tutela igienico-sanitaria esercitati a livello locale.
È il provvedimento amministrativo che permette a un soggetto di realizzare o esercitare legittimamente un’attività, nel rispetto delle condizioni stabilite dall’amministrazione. L’AIA è un particolare titolo autorizzativo ambientale: senza di essa, quando obbligatoria, l’impianto non può essere esercito legalmente.
È il D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, che disciplina l’organizzazione, gli organi, le funzioni e i poteri degli enti locali, tra cui Comuni, Province, Città metropolitane e Unioni di Comuni. In materia ambientale e sanitaria rileva anche per i poteri attribuiti al Sindaco quale rappresentante della comunità locale e autorità sanitaria locale.
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1️⃣ DAL FUMO ALLE CARTE: COSA SUCCEDE DOPO L'INTERVENTO DELL'ARPA?
Prima arriva il fumo. Poi la puzza.-
Seguono le segnalazioni dei cittadini, le fotografie, i video, le richieste di chiarimento, gli esposti e i tavoli tecnici convocati dalle istituzioni.-
Per settimane, a volte per mesi, la domanda resta sempre la stessa: che cosa sta accadendo dentro quell'impianto?
Poi interviene l'ARPA.-
I tecnici effettuano sopralluoghi, acquisiscono documenti, controllano impianti, emissioni, procedure e prescrizioni autorizzative. Al termine degli accertamenti emergono alcune criticità presso un'attività classificata come industria insalubre, sebbene regolarmente munita di Autorizzazione Integrata Ambientale.-
Ed è proprio qui che la vicenda cambia natura.-
Non si parla più soltanto di odori percepiti, di allarme sociale o di proteste dei residenti. Le segnalazioni dei cittadini trovano un primo riscontro in un'attività tecnica di controllo e le risultanze vengono trasmesse all'autorità competente.-
Ma che cosa accade da questo momento in poi?
L'AIA protegge automaticamente l'azienda da ogni
conseguenza?
La diffida chiude definitivamente la questione?
L'impianto può continuare a operare alle medesime condizioni?
Oppure possono essere imposte nuove prescrizioni, avviato il riesame
dell'autorizzazione, sospesa l'attività o, nei casi più gravi, disposta la
chiusura?
L'autorizzazione, infatti, non è uno scudo permanente.-
Consente l'esercizio dell'attività soltanto finché l'impianto rispetta le condizioni, i limiti e le prescrizioni stabilite. Quando i controlli evidenziano inosservanze, anomalie o criticità ambientali, si apre una nuova fase: quella delle valutazioni e dei provvedimenti dell'autorità competente.-
Ed è da qui che bisogna partire per comprendere che cosa può realmente accadere a un'industria insalubre dopo l'intervento dell'ARPA.-
2️⃣ LA COMUNICAZIONE ALL'AUTORITÀ COMPETENTE
«Si trasmette la presente comunicazione all'Autorità competente al fine di intraprendere eventuali azioni ai sensi dell'art. 29-decies, comma 9, del D.Lgs. n. 152/2006».
Dietro questa espressione, apparentemente burocratica, si nasconde un passaggio amministrativo di particolare rilevanza.-
Quando l'autorità tecnica di controllo, normalmente individuata nell'ARPA per le installazioni di competenza regionale o provinciale, trasmette all'Autorità competente (cioè quella che decide sulle autorizzazioni Aia) le risultanze degli accertamenti eseguiti presso un'attività industriale, soggetta ad Autorizzazione Integrata Ambientale, non si limita a segnalare una semplice irregolarità.-
L'organo di controllo rimette all'amministrazione titolare del potere autorizzativo[1] la valutazione delle conseguenze da collegare alle inosservanze eventualmente accertate.-
La trasmissione degli atti non determina automaticamente la sospensione o la chiusura dell'attività, ma l'espressione «eventuali azioni» non significa che l'amministrazione possa ignorare gli accertamenti ricevuti.-
3️⃣ COSA PREVEDE L'ART. 29-DECIES, COMMA 9
L'art. 29-decies del D.Lgs. n. 152/2006 disciplina il rispetto delle condizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale.-
Il comma 9 stabilisce che, in caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzative o di esercizio in assenza della necessaria autorizzazione, l'Autorità competente debba procedere secondo la gravità delle infrazioni[2].-
La norma prevede una scala progressiva di interventi[3]:
Non esiste, pertanto, un'unica conseguenza automatica applicabile a qualsiasi violazione.-
La stessa condotta può infatti assumere rilievo su piani differenti:
4️⃣DALLA DIFFIDA ALLA CHIUSURA DELL'AZIENDA
La diffida
La prima misura prevista dall'art. 29-decies, comma 9, è la diffida.-
Con questo provvedimento l'Autorità competente assegna al gestore un termine entro il quale devono essere eliminate le inosservanze riscontrate.-
Può inoltre stabilire un ulteriore termine entro il quale devono essere applicate le misure provvisorie o complementari ritenute necessarie per ripristinare o garantire temporaneamente la conformità dell'installazione.-
La diffida non è una semplice raccomandazione.-
È un ordine amministrativo vincolante, nel quale vengono individuati gli obblighi da rispettare, gli interventi da eseguire e i termini entro cui il gestore deve provvedere.-
La sua inosservanza può aggravare la posizione dell'impresa e costituire il presupposto per l'adozione di misure più incisive.-
La diffida con sospensione dell'attività
Una misura più grave è rappresentata dalla diffida accompagnata dalla contestuale sospensione dell'attività per un periodo determinato.-
Essa può essere adottata quando:
La sospensione, pertanto, non costituisce la conseguenza automatica di qualsiasi inosservanza.-
Richiede la sussistenza delle condizioni specificamente indicate dalla legge e deve essere sorretta da un'istruttoria tecnica adeguata.-
Alla scadenza del periodo stabilito, la sospensione può continuare sino a quando il gestore dichiari di avere individuato e risolto il problema che ha determinato l'inosservanza.-
Il semplice adempimento formale o la dichiarazione del gestore, tuttavia, non sono necessariamente sufficienti.-
Qualora i successivi controlli non confermino il ripristino della conformità, l'Autorità competente può rinnovare la sospensione secondo i presupposti e le modalità previste dalla normativa.
La revoca dell'AIA e la chiusura
Il livello successivo è costituito dalla revoca dell'Autorizzazione Integrata Ambientale e dalla chiusura dell'installazione.-
Si tratta della misura più grave prevista dall'art. 29-decies, comma 9, lettera c).
La norma richiede la presenza congiunta di due condizioni:
La revoca e la chiusura presuppongono una situazione caratterizzata dalla persistenza dell'inadempimento, dalla reiterazione delle violazioni e dalla presenza di un pericolo o di un danno per l'ambiente.-
5️⃣ IL RUOLO DELL'AUTORITÀ COMPETENTE, DELL'ARPA E DEL SINDACO
Il ruolo dell'Autorità competente
L'Autorità competente al rilascio e alla gestione dell'Autorizzazione Integrata Ambientale — ad esempio la Provincia, quando così previsto dalla disciplina regionale — è il soggetto chiamato ad adottare i provvedimenti incidenti sul titolo autorizzativo[4].-
È inoltre l'Autorità competente a dover verificare se le criticità riscontrate rendano necessario riesaminare o aggiornare le condizioni contenute nell'AIA.
Il ruolo dell'ARPA
Per le installazioni non statali, l'Autorità competente si avvale normalmente dell'Agenzia regionale o provinciale per la protezione dell'ambiente.-
ARPA svolge una funzione tecnica essenziale di controllo, ispezione, accertamento e supporto istruttorio[5].-
Gli esiti delle ispezioni vengono comunicati all'Autorità competente e al gestore, con l'indicazione delle situazioni di mancato rispetto e delle misure ritenute necessarie.-
I rilievi tecnici dell'Agenzia assumono quindi un peso centrale nell'istruttoria.-
La decisione finale sulle misure incidenti sull'AIA spetta, tuttavia, all'amministrazione titolare del potere autorizzativo.-
Il ruolo del Sindaco
Il Comune e il Sindaco conservano un ruolo distinto sul versante della tutela della salute pubblica.-
L'art. 29-decies, comma 10, stabilisce che, in caso di inosservanza delle prescrizioni autorizzative, qualora si manifestino situazioni di pericolo o di danno per la salute, l'Autorità competente debba darne comunicazione al Sindaco.-
Il Sindaco è quindi chiamato a valutare l'adozione delle misure[6] previste dall'art. 217 del R.D. 27 luglio 1934, n. 1265, ossia dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie.-
Tale disposizione stabilisce che, quando vapori, gas, esalazioni, scoli o rifiuti provenienti da manifatture o fabbriche possano risultare pericolosi o dannosi per la salute pubblica, il Sindaco prescriva le misure necessarie per prevenire o impedire il danno o il pericolo, verificandone l'esecuzione e l'effettiva efficienza.-
Per gli impianti sottoposti ad AIA, il Sindaco non può sostituirsi ordinariamente all'Autorità competente, modificare indirettamente l'autorizzazione ambientale o sovrapporsi stabilmente al procedimento disciplinato dal Codice dell'Ambiente.-
Un eventuale intervento particolarmente incisivo, sino alla limitazione o alla temporanea inibizione delle attività direttamente interessate, richiede un pericolo concreto e adeguatamente documentato per la salute pubblica, accertato attraverso una completa istruttoria tecnica.-
La misura deve essere proporzionata, adeguatamente motivata e limitata a quanto realmente necessario per prevenire o contenere il rischio.-
Non può essere fondata su timori generici, percezioni soggettive o sulla sola esistenza di una criticità ambientale non accompagnata da elementi tecnici idonei a dimostrare un pericolo o un danno per la salute.-
Il Sindaco, pertanto, non può disporre la chiusura dell'intero impianto soltanto perché ritiene insufficienti le prescrizioni contenute nell'AIA o perché non condivide le valutazioni compiute dall'Autorità competente.-
Senza dimenticare che, in ogni caso, il Sindaco
In conclusione, in presenza di criticità, ciascun ente è chiamato a esercitare tempestivamente i propri poteri: ARPA deve accertare e riferire, l'Autorità competente deve valutare le conseguenze sull'AIA e il Sindaco deve verificare se ricorrano i presupposti per adottare misure a tutela della salute della popolazione.-
6️⃣ LE CONSEGUENZE SULL'AIA
Nel caso di un'AIA già in essere, gli accertamenti trasmessi dall'organo di controllo possono determinare l'introduzione di nuove prescrizioni, limiti più rigorosi, maggiori obblighi di monitoraggio o interventi di adeguamento[7].-
Nel caso di AIA da rinnovarsi, le violazioni pregresse possono incidere sulla valutazione complessiva dell'impianto e sull'idoneità delle misure proposte dal gestore.
Se, invece, l'AIA è già in fase di rinnovo, l'autorità competente non può ignorare le criticità segnalate, ma deve verificare se siano state effettivamente eliminate e se le condizioni autorizzative precedenti siano ancora sufficienti a garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente.-
Poi abbiamo il riesame dell'Aia, che può essere disposto dall'Autorità competente, anche su proposta delle amministrazioni comunali, quando la situazione, sotto il profilo ambientale e sanitario, a seguito di una regolare istruttoria, renda necessaria la revisione dei valori limite di emissione o l'introduzione di nuovi limiti.-
7️⃣ CONCLUSIONI
La trasmissione degli accertamenti all'Autorità competente ai sensi dell'art. 29-decies, comma 9, non anticipa automaticamente quale sarà il provvedimento finale.-
Segna, però, l'apertura di una fase nuova e particolarmente delicata, che può definirsi anche con la revoca del titolo autorizzativo.-
NOTE
[1] Nel caso di un'installazione sottoposta ad AIA provinciale, sarà pertanto la Provincia, in qualità di Autorità competente, a dover esaminare:
• la natura delle violazioni rilevate;
• le prescrizioni autorizzative interessate;
• la durata e la gravità delle inosservanze;
• gli eventuali effetti sull'ambiente e sulla salute;
• le precedenti contestazioni;
• l'eventuale reiterazione delle condotte;
• le misure adottate successivamente dal gestore;
• l'effettivo ripristino della conformità dell'installazione.-
[2] Sul punto si registrano anche orientamenti contrari, per i quali che la disposizione non prevede affatto che si debba partire dalle sanzioni meno gravi e applicare quelle via via più gravi solamente in caso di reiterazione della violazione. La scelta della sanzione più appropriata in relazione alla violazione commessa è lasciata alla discrezionalità della competente amministrazione che, invero, può anche disporre una misura più grave senza aver prima diffidato l'autore dell'illecito qualora, la violazione delle prescrizioni autorizzative possa arrecare un possibile pregiudizio alla salute umana e all'ambiente. (Tar Bologna sentenza n. 190/2023)
[3] Naturalmente, l'esito dell'istruttoria potrebbe anche condurre l'Autorità competente a escludere la necessità di una sospensione o di un provvedimento ancora più incisivo.-
[4] Ad esempio:
[5] In particolare, verifica:
[6] A titolo esemplificativo e sulla base delle risultanze dell'istruttoria tecnica, le prescrizioni possono riguardare:
[7] Ad esempio: l'introduzione di limiti emissivi più rigorosi; oppure
