TEST DEL CARRELLO, LICENZIATO, REINTEGRATO, MA NON TORNA A LAVORO, ECCO IL MOTIVO

06.01.2026
disclaimer: l'immagine è puramente illustrativa
disclaimer: l'immagine è puramente illustrativa

A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO

TAGS: #Licenziamento ⚖️ #Reintegrazione 👔 #Articolo18 📜 #DirittoDelLavoro 🏛️ #TutelaDelLavoratore 🛡️ #IndennitàSostitutiva 💶 #TestDelCarrello 🛒 #FabioGiomi ⚖️  #IlPeriscopioDelDiritto 🔍

INDICE

1️⃣ INTRODUZIONE
2️⃣ TORNARE A LAVORO NON SEMPRE E' LA SCELTA MIGLIORE

3️ LA SCELTA NEL CASO DI SPECIE

4️ CONCLUSIONI

Hai fretta ? Andiamo dritti al sodo:

1️⃣ Il lavoratore reintegrato non è obbligato a rientrare in azienda
La reintegrazione disposta dal Giudice del Lavoro non comporta un obbligo automatico di ritorno al posto di lavoro: la legge riconosce al lavoratore una facoltà di scelta, non un'imposizione. ⚖️📜

2️⃣ Il rientro può essere controproducente
Quando il rapporto fiduciario è compromesso e il clima aziendale è deteriorato, tornare in servizio rischia di tradursi in una tutela solo formale, a discapito del benessere personale e professionale. 🤝🧠

3️⃣ L'indennità sostitutiva è una scelta pienamente legittima
Optare per l'indennità prevista dall'art. 18 dello Statuto dei lavoratori non significa rinunciare ai propri diritti, ma esercitare consapevolmente l'autodeterminazione, chiudendo definitivamente un rapporto ormai compromesso. 💶✅


*****

1️ INTRODUZIONE

Ricordate il caso del cassiere del supermercato, licenziato dopo il test del carrello[1], da qualche giorno reintegrato dal provvedimento del Giudice del Lavoro?

Ebbene, proprio quel lavoratore ha compiuto una scelta particolare: non rientrare in azienda e optare per l'indennità sostitutiva della reintegrazione.-

Da qui una domanda tanto semplice quanto, per molti, ancora non del tutto nota:
il lavoratore reintegrato è davvero obbligato a tornare al proprio posto di lavoro?

La risposta, sul piano strettamente giuridico, è chiara: no.-
E non si tratta né di una fuga, né di una rinuncia alla tutela ottenuta in giudizio, bensì dell'esercizio di una facoltà espressamente riconosciuta dall'ordinamento, pensata per tenere conto della complessità — anche umana — dei rapporti di lavoro.-

2️ TORNARE A LAVORO NON SEMPRE E' LA SCELTA MIGLIORE

Nell'opinione comune, la sentenza che dichiara illegittimo — o addirittura discriminatorio — un licenziamento, disponendo la reintegrazione del lavoratore, viene spesso letta come un ritorno alla "normalità": il dipendente rientra, il datore di lavoro lo riaccoglie, e la vicenda si considera chiusa.-

"E vissero tutti felici e contenti", verrebbe da dire.-

La realtà, tuttavia, è spesso ben diversa.-
Il rapporto di lavoro non è soltanto un vincolo contrattuale, ma anche — e soprattutto — un contesto relazionale, fatto di equilibri, fiducia reciproca, dinamiche quotidiane che, una volta compromesse, difficilmente possono essere ripristinate per via giudiziale.-

È proprio muovendo da questa consapevolezza che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, nei casi in cui il giudice accerti l'illegittimità del licenziamento e ordini la reintegrazione, riconosce al lavoratore una scelta alternativa:
rinunciare al rientro in azienda e ottenere, in sostituzione della reintegrazione, un'indennità pari a un numero predeterminato di mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto — nel caso di specie, quindici mensilità — con la conseguente cessazione definitiva del rapporto di lavoro.-

3️ LA SCELTA NEL CASO DI SPECIE

Nel caso del cassiere reintegrato, la decisione di non rientrare in servizio non appare né impulsiva né strumentale, ma sorretta da elementi concreti e documentabili, tra cui:

  • la forte esposizione mediatica della vicenda;
  • i mesi di tensione personale e professionale vissuti durante il contenzioso;
  • un evidente deterioramento del benessere psicologico;
  • il fondato timore di un clima lavorativo ostile, già manifestatosi — secondo quanto dichiarato dallo stesso lavoratore — attraverso l'assenza di solidarietà da parte dei colleghi, ad eccezione di uno solo.

4️ CONCLUSIONI

In tale contesto, la scelta di optare per la tutela risarcitoria non indebolisce la posizione del lavoratore, ma al contrario ne rafforza l'autodeterminazione, consentendogli di sottrarsi a un contesto lavorativo ormai irrimediabilmente compromesso.-

NOTE

[1] Il "test del carrello" (o test del finto cliente) è una procedura usata nei supermercati dove un ispettore si finge cliente, nascondendo merce nel carrello, per verificare se i cassieri la individuano durante la scansione; se non la scoprono, rischiano sanzioni disciplinari fino al licenziamento, causando polemiche sindacali e legali sulla sua legittimità, specialmente quando i controlli appaiono trappole.-

Dal box qui a destra puoi scaricare direttamente l'articolo in formato pdf, ma ricorda di indicare la fonte (titolo, autore, link diretto)

HAI BISOGNO DI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO? CONTATTAMI

Ricevo online ed in presenza.
Scrivimi direttamente su WhatsApp!

💬 Scrivimi su WhatsApp: 338 189 3997