SOCIAL NETWORK E NERVI TESI, SCRIVERE FAI PACE CON IL CERVELLO NON CONFIGURA DIFFAMAZIONE

A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO
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INDICE
1️⃣ INTRODUZIONE
2️⃣ IL FATTO
3️⃣ LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
4️⃣ CONCLUSIONI
Hai fretta ? Andiamo dritti al sodo:
1️⃣ "Fai pace con il cervello" sui social 🧠💬
È un'espressione di uso comune, spesso utilizzata nelle discussioni online per criticare un ragionamento ritenuto incoerente, senza necessariamente voler offendere la persona.
2️⃣ La decisione della Cassazione 🏛️⚖️
Secondo la Suprema Corte, la frase rientra nella critica aspra ma lecita: non integra automaticamente il reato di diffamazione e non lede, di per sé, la reputazione altrui.
3️⃣ Il confine da non superare 🚫🗣️
La sentenza non legittima l'insulto gratuito: resta fondamentale distinguere tra dissenso polemico e attacco personale finalizzato a screditare pubblicamente qualcuno.
*****
1️⃣ INTRODUZIONE
Quante volte, nel
pieno di una discussione animata – magari sotto un post Facebook, tra commenti
al vetriolo e repliche sempre più piccate – vi è scappato un sonoro: "fai
pace con il cervello"?-
Un'espressione colorita, di uso comune, forse poco elegante, che sembra fatta
apposta per chiudere (male) un confronto online.-
Ebbene, sappiate che la Corte di Cassazione ha deciso di occuparsene seriamente. E, con una pronuncia che farà tirare un sospiro di sollievo a molti utenti dei social, ne ha sostanzialmente "sdoganato" l'utilizzo.-
2️⃣ IL FATTO
La vicenda trae origine da un post pubblicato su Facebook, nel quale una donna, aveva scritto, rivolgendosi ad un'altra persona: "fai pace con il cervello".-
Il
Tribunale di Ferrara aveva ritenuto la frase offensiva, ma non punibile
per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), con tanto di condanna al
risarcimento del danno in sede civile.-
La questione è arrivata così davanti alla Cassazione penale.-
3️⃣ LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE
Secondo la Cassazione – che, con la sentenza n. 39717/2025, assolve definitivamente la donna - l'espressione "fai pace con il cervello":
- è di uso comune nel linguaggio quotidiano;
- viene normalmente utilizzata per sottolineare incoerenza, illogicità o confusione nell'altrui ragionamento;
- equivale, in sostanza, a un invito a "mettere ordine nei propri pensieri" o a "ragionare con maggiore coerenza".-
In
altri termini, si tratta di una manifestazione aspra di dissenso, magari
scortese o poco elegante, ma non automaticamente lesiva della reputazione
altrui.
Risultato: la sentenza viene annullata senza rinvio, perché "il fatto
non sussiste".-
4️⃣ CONCLUSIONI
Attenzione però: la decisione non è una "licenza ad insultare".-
Un conto è l'insulto gratuito, volto a screditare una persona agli occhi di una platea indeterminata; altro conto è una replica polemica, anche ruvida, inserita in un botta e risposta tra utenti, dove il tono acceso è parte del confronto.-
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