SITI PER ADULTI E MINORI, IL TAR LAZIO BLOCCA LA DELIBERA AGCOM

08.04.2026

A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO

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INDICE
1️⃣IL FATTO
2️
LA SENTENZA
3️
CONCLUSIONI

Hai fretta ? Andiamo dritti al sodo:

1️⃣ Il TAR dà ragione solo in parte ai siti per adulti ⚖️
La verifica dell'età per entrare sui siti porno resta una misura legittima: per il TAR, proteggere i minori è un obiettivo pienamente valido.

2️⃣ Privacy e regole UE non fanno saltare tutto 🔐🇪🇺
Il giudice ha escluso, almeno per ora, un contrasto automatico con privacy e Digital Services Act, anche perché la delibera AGCOM richiama minimizzazione e protezione dei dati.

3️⃣ Il punto bocciato riguarda i siti con sede in altri Paesi UE 📩
AGCOM non poteva estendere in modo automatico questi obblighi anche ai gestori esteri, come Aylo, senza prima passare dalla procedura europea prevista dalla direttiva e-commerce.

*****

1️ IL FATTO

La società Aylo Freesites Ltd, che gestisce piattaforme per adulti come Pornhub, YouPorn e RedTube, aveva contestato davanti al TAR Lazio la delibera[1] con cui AGCOM[2] aveva fissato le modalità tecniche per verificare la maggiore età degli utenti che accedono a contenuti pornografici online, in attuazione del cosiddetto "Decreto Caivano"[3].-

La società contestava soprattutto un punto: l'estensione automatica di questi obblighi anche ai gestori stabiliti in altri Stati membri dell'Unione europea, come nel suo caso, essendo Aylo stabilita a Cipro, e non già in Italia.-

Secondo la ricorrente, AGCOM non poteva imporre direttamente tali obblighi senza rispettare le regole europee sulla libera prestazione dei servizi e sul principio del Paese d'origine, cioè il principio secondo cui, in via generale, i servizi digitali sono disciplinati dallo Stato membro in cui il prestatore[4] è stabilito.-

In sostanza, Pornhub non contestava in assoluto la finalità di tutela dei minori, ma sosteneva che l'Italia non potesse imporre automaticamente quei vincoli a un operatore estero UE senza seguire prima la procedura prevista dal diritto europeo.-

2️ LA SENTENZA

Il TAR Lazio, con sentenza n. 6283/2026, pubblicata il 7 aprile 2026, ha accolto il ricorso solo in parte, evidenziando come la tutela dei minori sia un obiettivo pienamente legittimo e di rango primario, e quindi l'Italia potesse certamente prevedere sistemi di verifica dell'età per l'accesso ai contenuti pornografici online.-

Il Tribunale ha anche chiarito che:

  • non c'è un contrasto automatico con il Digital Services Act[5];
  • la disciplina nazionale può operare, almeno in questa fase, come misura transitoria;
  • non è stata ritenuta fondata neppure la censura relativa alla privacy, perché la delibera AGCOM prevede principi di minimizzazione[6] e protezione dei dati.

Ma il TAR ha ritenuto fondato il ricorso su un punto preciso: quando si vuole derogare al principio del Paese d'origine e imporre misure restrittive a un operatore stabilito in un altro Stato membro, occorre prima rispettare la procedura prevista dall'art. 3, par. 4, lett. b), della direttiva e-commerce[7]. In concreto, bisogna:

  • interloquire prima con lo Stato membro di origine;
  • chiedere a quello Stato di intervenire;
  • notificare l'intenzione anche alla Commissione europea.-

Questa procedura, nel caso esaminato, non era stata rispettata.-

Per questo motivo il TAR ha annullato la delibera solo nella parte in cui prevedeva l'entrata in vigore automatica delle misure nei confronti dei prestatori stabiliti in altri Paesi UE, senza il previo passaggio procedurale europeo.-

3️ CONCLUSIONI

La conclusione è semplice: il sistema di verifica dell'età non viene bocciato, ma AGCOM deve rifare il percorso nel modo corretto per estenderlo a operatori con sede in un altro Stato membro dell'Unione diverso dall'Italia.-

Naturalmente, per le piattaforme "italiane" l'obbligo resta valido ed efficace.-

NOTE

[1] Delibera n. 96/25/CONS
È il provvedimento con cui AGCOM ha fissato le modalità tecniche per verificare la maggiore età degli utenti che accedono a siti e piattaforme con contenuti pornografici, prevedendo un sistema tecnologicamente neutrale, basato anche su soggetti terzi indipendenti, con meccanismo di doppio anonimato, lista dei soggetti obbligati e poteri di diffida, sanzione e blocco in caso di inadempimento.

[2] AGCOM è l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, cioè l'autorità amministrativa indipendente che regola e vigila, tra l'altro, nei settori delle comunicazioni elettroniche, dell'audiovisivo, dell'editoria, delle poste e delle piattaforme online.-

[3] È il decreto-legge n. 123 del 15 settembre 2023, convertito nella legge n. 159 del 13 novembre 2023, che contiene misure urgenti anche per la sicurezza dei minori in ambito digitale; nel caso di specie, l'art. 13-bis vieta ai minori l'accesso a contenuti pornografici e impone sistemi di verifica dell'età-

[4] Per prestatori stabiliti si intendono, in sostanza, gli operatori che forniscono servizi digitali avendo il proprio stabilimento in un determinato Stato; in via generale, sono soggetti anzitutto alla disciplina dello Stato membro in cui sono stabiliti.-

[5] Il Digital Services Act, ossia il Regolamento UE 2022/2065, è il regolamento europeo che disciplina i servizi digitali e le piattaforme online per rendere l'ambiente digitale più sicuro, rafforzando la tutela degli utenti e dei minori.-

[6] Sono principi del GDPR secondo cui i dati personali devono essere raccolti e trattati solo nella misura strettamente necessaria allo scopo perseguito, adottando misure tecniche e organizzative adeguate per proteggerli sin dalla progettazione del sistema e per impostazione predefinita.-

[7] La direttiva e-commerce è la direttiva 2000/31/CE, che fissa nell'Unione europea le regole base sui servizi della società dell'informazione e sul commercio elettronico, compreso il principio del Paese d'origine e la libera circolazione dei servizi digitali.-

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