IL CLICK PROIBITO, QUANDO IL PUBBLICO UFFICIALE ACCEDE ABUSIVAMENTE AD UN SISTEMA INFORMATICO

12.02.2026
disclaimer: l'immagine è puramente illustrativa
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A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO

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1️INTRODUZIONE
2️
IL FATTO
3️
LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Hai fretta ? Andiamo dritti al sodo:

1️⃣ Non basta avere la password 🔑❌
Le Forze dell'Ordine possono accedere a banche dati potentissime, ma solo per fini istituzionali. L'uso "per curiosità" o per favori personali fa scattare il reato.

2️⃣ Il click sbagliato è già reato 🖱️⚠️
Non serve rubare, modificare o diffondere dati: entrare nel sistema senza motivo di servizio è già accesso abusivo.

3️⃣ La Cassazione è netta 🏛️📑
Con la sentenza n. 33253/2025, la Corte chiarisce che il reato si consuma nel momento stesso dell'accesso illegittimo, anche se le credenziali sono regolarmente assegnate.

*****

1️ INTRODUZIONE
Le Forze dell'Ordine, per ragioni di servizio, hanno in mano le chiavi dei più potenti sistemi informatici dello Stato.-
Banche dati, archivi riservati, informazioni sensibili.

Durante un controllo stradale, una rissa, un intervento per violenza domestica, bastano pochi secondi per sapere, ad esempio:
– se una persona ha precedenti penali;
– se un'auto è rubata;
– se un soggetto ha un permesso di soggiorno valido;

Ma cosa accade se quell'accesso viene compiuto senza alcuna necessità di servizio?
Magari solo per curiosità personale — "chissà a quanti reati è arrivato il mio compagno delle elementari" — o per un favore ad amici e conoscenti — "devo comprare una casa dal signor Truffaldello, puoi controllare se ha precedenti?"

Ecco, in questi casi non si parla più di zelo investigativo, ma di accesso abusivo a sistema informatico[1].-

2. IL FATTO

Un agente della polizia locale, dotato di credenziali per l'accesso al sistema informativo del Viminale[2], aveva pensato bene pensato bene di usarle per scopi personali: cercare informazioni su un conoscente, verificare una targa, o "dare un'occhiata" a qualche fascicolo.-
Non per indagini, ma per semplice curiosità.-

Quando l'accesso è stato tracciato e segnalato, l'agente si è difeso sostenendo di non aver violato la sicurezza informatica, poiché le credenziali gli erano state regolarmente assegnate.-

Ma è proprio così?

3. LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33253/2025, ha ribadito che il delitto di accesso abusivo a sistema informatico si consuma nel momento stesso in cui l'agente entra nel sistema per scopi diversi da quelli istituzionali, a nulla rilevando che non abbia alterato o diffuso dati.-

Non è necessario alterare o cancellare dati: è sufficiente entrare nel sistema per scopi diversi da quelli istituzionali.-
Il confine è sottile: non basta avere la password, ma è necessario possedere anche il titolo giuridico e la motivazione funzionale per usarla.-

NOTE

[1] L'articolo 615-ter del codice penale punisce chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza, o vi permane contro la volontà di chi ha diritto di escluderlo. La pena base va da uno a cinque anni di reclusione, ma se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio con abuso dei poteri o in violazione dei doveri d'ufficio, la sanzione diventa ancora più grave.-

[2] Per sistema informatico del Viminale si intende l'insieme delle infrastrutture digitali, delle banche dati e delle piattaforme operative gestite dal Ministero dell'Interno, utilizzate da Prefetture, Questure e Forze di polizia per finalità di ordine pubblico, sicurezza e prevenzione. Tali sistemi comprendono banche dati centrali interforze (tra cui archivi su precedenti di polizia, segnalazioni, misure di prevenzione, immigrazione e provvedimenti di pubblica sicurezza) e piattaforme operative riservate, accessibili solo a personale autorizzato e esclusivamente per fini istituzionali.

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