DECADE LA MADRE, CON PROBLEMI PSCHIATRICI, CHE RIFIUTA CURE. CASS N. 12289/2025

A CURA DELL'AVV.MICHELEALFREDO CHIARIELLO
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INDICE
1) IL FATTO;
2) LA SENTENZA;
3) CONCLUSIONI.-
Hai fretta ? Andiamo dritti al sodo:
1️⃣ 📌 Il fatto — Una madre con gravi disturbi psichiatrici rifiuta ogni terapia e collaborazione con scuola e servizi sociali; emergono comportamenti pregiudizievoli per la figlia, con segnalazione scolastica e istruttoria del Tribunale per i minorenni.
2️⃣ ⚖️ La decisione — La Corte di Cassazione conferma la decadenza dalla responsabilità genitoriale: il rifiuto stabile delle cure e del supporto terapeutico dimostra incapacità genitoriale concreta e dannosa per la minore.
3️⃣ 🛡️ Il principio — La decadenza non è una punizione per il genitore, ma una misura di protezione del figlio: prevale sempre l'interesse del minore quando manca disponibilità reale al recupero genitoriale.
*****
1️⃣ IL FATTO
Può un genitore affetto da disturbi
psichiatrici, che rifiuti sistematicamente ogni forma di cura e supporto,
conservare la responsabilità genitoriale?
Una domanda scomoda, ma quanto mai attuale, che la Corte di Cassazione ha
affrontato con l'ordinanza n. 12289/2025.-
Tutto ha origine da una segnalazione scolastica: una bambina di appena sette anni manifestava comportamenti oppositivi, episodi di aggressività e gravi difficoltà relazionali. Le insegnanti, però, avevano anche notato l'atteggiamento della madre — ostile, diffidente, polemico — che riversava la propria conflittualità verso chiunque cercasse di intervenire in aiuto della figlia.-
All'esito di una lunga istruttoria, il Tribunale per i minorenni di Roma aveva disposto la decadenza di entrambi i genitori – per motivi diversi - dalla responsabilità genitoriale, nominando tutore il Sindaco e confermando il collocamento della minore[1] in casa famiglia, con divieto di contatti, anche telefonici, con la madre.-
Quest'ultima, infatti, si era sempre opposta a qualsiasi forma di intervento terapeutico o psicologico, rifiutando il percorso di sostegno indicato dai Servizi sociali e dal CTU.-
Le decisioni del Tribunale venivano poi confermate anche dalla Corte d'Appello di Roma, contro la quale la madre proponeva ricorso in Cassazione.-
2️⃣LA SENTENZA
La Corte di Cassazione, confermando
i precedenti gradi di giudizio, ha ritenuto legittima la decadenza della
madre dalla responsabilità genitoriale.-
Non perché la donna avesse "sbagliato" in senso morale o giuridico, ma
perché si era mostrata incapace e non disponibile ad assumere un ruolo
genitoriale effettivamente protettivo, finendo per arrecare un
pregiudizio irreversibile alla crescita psichica della figlia.-
La Cassazione ha dunque riconosciuto che la persistente negazione della malattia psichica, unita al rifiuto di ogni terapia, costituiva elemento sufficiente a dimostrare l'incapacità di esercitare la responsabilità genitoriale in modo conforme all'interesse della minore.-
La Cassazione ha confermato la decadenza della madre poiché ha rifiutato ogni cura, vissuto il processo come una persecuzione, mostrato gravi carenze genitoriali, ostacolato il recupero della figlia e causato un profondo trauma psicologico alla minore.-
3️⃣CONCLUSIONI
La sentenza fissa un principio fondamentale:
"Il provvedimento di decadenza dalla responsabilità genitoriale non costituisce una sanzione per il genitore, ma è funzionale alla tutela del figlio. Quando il genitore rifiuta sistematicamente ogni percorso di recupero, non può più essere considerato idoneo a prendersi cura del minore."-
Nel caso di specie, non è il rifiuto in sè ad essere preso in considerazione - vige pur sempre il principio dell'autodeterminazione - ma le conseguenza sulla minore di questa condotta.-
NOTE
[1] Nel frattempo, la bambina viveva un'esistenza drammatica, sballottata tra otto diverse comunità in sei anni, con conseguenze gravissime sul piano emotivo e comportamentale: crisi d'ansia, fobie persecutorie, ritardo evolutivo marcato. Non sapeva masticare, si nutriva solo di alimenti liquidi, non riusciva a fidarsi né a costruire relazioni stabili.-
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