CARNE DI CAVALLO VIETATA SULLE NOSTRE TAVOLE. UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE FA DISCUTERE

A CURA DELL'AVV. MICHELEALFREDO CHIARIELLO
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INDICE
1️⃣ INTRODUZIONE
2️⃣ LA PROPOSTA DI LEGGE
3️⃣ CONCLUSIONI
4️⃣ O TUTTI O NESSUNO
Hai fretta ? Andiamo dritti al sodo:
1️⃣ La proposta di legge 🐴📜
Il divieto di macellazione degli equidi cambia la loro qualificazione giuridica: da animali da reddito ad animali da affezione, con sanzioni penali e amministrative severe e fondi di compensazione per gli allevatori.
2️⃣ Il nodo giuridico (non emotivo) ⚖️🧠
La tutela selettiva degli animali non poggia su basi scientifiche ma su scelte culturali e simboliche: cavalli sì, mucche e maiali no.
3️⃣ La provocazione finale: o tutti o nessuno 🔥❓
Se si ripensa davvero il rapporto tra uomo, animali e cibo, la scelta deve essere coerente e sistemica. Altrimenti il rischio è una legge simbolica, emotiva e persino economicamente dannosa.
*****
1️⃣ INTRODUZIONE
Non mangio carne da
sei anni.-
Lo dico subito, per correttezza intellettuale e trasparenza verso chi legge.-
Mi sento – e sono – assolutamente super partes.-
Non mi interessa – e non intendo – entrare nel dibattito ideologico tra carnivori e vegetariani, né tantomeno in una disputa etica assoluta tra "giusto" e "sbagliato".-
Piuttosto, la proposta di legge – di forte impatto simbolico e sistemico – che introduce un divieto espresso di macellazione (e destinazione alimentare) degli equidi (volgarmente "i cavalli") – ha generato in me una riflessione, che intendo condividere.-
2️⃣ LA PROPOSTA DI LEGGE
Si tratta di un intervento che modifica radicalmente la qualificazione giuridica dell'equide da animale da reddito a animale da affezione.-
La proposta, che vieterebbe la destinazione alimentare dei cavalli, è accompagnata da un apparato sanzionatorio tutt'altro che marginale:
- reclusione da 3 mesi a 3 anni
- sanzioni pecuniarie fino a 100.000 euro
per chi alleva equidi con finalità di macellazione; - pena aumentata di un terzo nel caso in cui le carni vengano effettivamente immesse in commercio.-
Sul piano amministrativo e di tracciabilità, la norma prevederebbe inoltre:
- obbligo di registrazione e identificazione tramite microchip di tutti gli animali interessati entro due mesi dall'entrata in vigore della legge;
- un sistema di controllo volto a impedire elusioni o "zone grigie" nella filiera.-
Consapevole dell'impatto economico della misura, il legislatore vorrebbe affiancare al divieto un meccanismo di compensazione:
- istituzione di un fondo per la riconversione degli allevamenti equini;
- dotazione di 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2025, 2026 e 2027.-
3️⃣ CONCLUSIONI
Al di là del destino specifico di cavalli e asini, questa proposta si inserisce in una riflessione più ampia sul consumo di carne.-
Senza scomodare (volutamente) argomenti etici assoluti, esistono almeno due profili oggettivi che meritano attenzione:
- profilo sanitario: l'abuso di carne e salumi è da tempo associato a patologie cardiovascolari, metaboliche e oncologiche. Non è ideologia, ma letteratura scientifica consolidata; ma è anche vero che un uso moderato di carne, soprattutto in presenza di particolari patologie, può avere i suoi vantaggi (e la carne di cavallo è ricca di valori nutrizionali).-
- profilo ambientale: gli allevamenti intensivi hanno un impatto rilevante in termini di emissioni, consumo di risorse idriche, deforestazione e inquinamento.
4️⃣ O TUTTI O NESSUNO
Questa proposta di legge non chiude un
dibattito: lo apre.
E lo apre su un terreno delicato, dove si intrecciano affezione, tradizione,
salute pubblica, ambiente ed economia.-
Il vero nodo non è solo se vietare la macellazione degli equidi, ma quanto siamo pronti a ripensare il nostro rapporto giuridico con gli animali e con il cibo.-
Se il presupposto è che cavalli, asini, muli non
possano più essere destinati alla produzione alimentare perché dotati di una
particolare relazione con l'uomo, allora la domanda è brutale ma inevitabile:
perché le mucche sì? Perché i maiali sì? Perché gli agnelli sì?
Non esiste una linea di demarcazione scientifica
che renda questa distinzione logicamente sostenibile.-
Esiste solo una distinzione culturale, comoda, stratificata,
economicamente funzionale.-
Il diritto, però, non può permettersi il lusso di
adagiarsi sull'onda emotiva.-
Non può costruire tutele sulla base di ciò che "ci fa più tenerezza" e
lasciare tutto il resto invariato.
O si assume fino in fondo che gli animali non
possano più essere trattati come beni di consumo, e allora il discorso deve
riguardare tutti,
oppure si ha il coraggio di dire che la scelta è puramente simbolica, e
che il cavallo viene salvato solo perché, nell'immaginario collettivo, "non
si mangia".-
Ma non si può accarezzare con una mano e continuare a macellare con l'altra.-
Senza contare poi una cosa non certo di secondo piano: questo divieto avrebbe efficacia e valore solo nel territorio italiano; per il principio della libera circolazione dei soggetti, dei beni e delle merci in Europa, potrebbero arrivare sulle nostre tavole carni di cavallo provenienti da altri Paesi, il tutto in danno della nostra economia e dei nostri allevatori e produttori.-
Questa proposta di legge, allora, è un passo
avanti? Forse sì.
Ma è anche uno specchio impietoso: quello di
mostrare sensibilità solo per alcuni animali a discapito di altri. Forse
non interessa salvare questi animali, forse non interessa combattere le modalità
di alcuni allevamenti, forse è solo propaganda.-
O tutti.-
O nessuno.-
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